Contenzioso tributario

Il contenzioso tributario è un procedimento a cui può ricorrere un contribuente che ritiene che un atto che è stato emesso nei suoi confronti non sia fondato o legittimo: si può trattare, per esempio, di una cartella di pagamento, di un avviso di accertamento, di un avviso di liquidazione e così via. Per dare il via al contenzioso, il contribuente non deve fare altro che rivolgersi alla Commissione tributaria provinciale del territorio di riferimento, in modo tale da chiedere l’annullamento dell’atto: annullamento che, a seconda delle circostanze, può essere totale o solo parziale.
Per avviare un contenzioso tributario, è necessario proporre un apposito ricorso presso la Commissione tributaria provinciale competente: tale ricorso deve essere notificato nei sessanta giorni successivi a quello in cui l’atto impugnato è stato ricevuto dal contribuente. La notifica va inviata all’ufficio da cui proviene l’atto, tenendo conto che per le domande di rimborso che non hanno ricevuto una risposta dall’Agenzia delle Entrate i termini da rispettare si allungano e possono passare fino a novanta giorni a partire dalla data in cui la richiesta è stata presentata. Sempre a proposito di tempistiche, il periodo feriale che va dal 1° al 31 agosto comporta una sospensione dei termini.
Affinché il ricorso possa essere considerato valido, esso deve riportare l’indicazione dell’atto impugnato, dell’ufficio contro il quale si propone il ricorso, dell’oggetto della domanda, delle ragioni per le quali il ricorso viene proposto, della Commissione tributaria alla quale è diretto, del codice fiscale del ricorrente, del nome del legale rappresentante del ricorrente e del suo indirizzo di posta elettronica certificata.
Il contenzioso tributario ha un costo: in particolare, è dovuto il contributo unificato. Tale contributo può avere un’entità diversa in base al valore della controversia: in particolare, è di 30 euro per controversie fino a 2.582 euro e 28 centesimi, è di 60 euro per controversie comprese tra i 2.582 euro e 28 centesimi e i 5.000 euro, è di 120 euro per controversie di cui non possa essere determinato il valore e per quelle comprese tra i 5.000 e i 25.000 euro, è di 250 euro per controversie comprese tra i 25.000 euro e i 75.000 euro, è di 500 euro per controversie comprese tra i 75.000 euro e i 200.000 euro ed è di 1.500 euro per controversie che superano i 200.000 euro.
Proprio per determinare l’importo del contributo unificato, le parti sono tenute a dichiarare il valore della controversia nelle conclusioni del ricorso. Nel caso in cui non sia indicato il valore della controversia, il contributo unificato dovuto sarà pari al massimale dovuto.
Nell’eventualità in cui si tratti di un avviso di accertamento emesso per l’Iva e le imposte dirette, per esempio, devono essere versati gli importi definitivi e un terzo delle imposte contestate, con i relativi interessi.
La discussione del ricorso avviene, di solito, in assenza delle parti in camera di consiglio; è comunque possibile che esso venga discusso in udienza pubblica, ma affinché ciò accada è necessario che la parte interessata a tale eventualità avanzi una richiesta presso la Commissione, depositando l’istanza relativa in segreteria. L’istanza deve essere notificata alle parti costituite entro i dieci giorni che precedono la trattazione della controversia.
Il processo tributario telematico è un particolare tipo di contenzioso tributario in funzione del quale le parti, previa notifica con la posta elettronica certificata, hanno la possibilità di costituirsi in giudizio sulla base di modalità telematiche. L’ente impositore, in particolare, deve notificare il ricorso tramite PEC (posta elettronica certificata) e poi depositarlo presso la Commissione tributaria provinciale o regionale, a seconda dei casi.

Tale processo tributario si basa sul cosiddetto Sigit, il Sistema Informativo della Giustizia Tributaria, per accedere al quale occorre che le parti processuali effettuino una registrazione ad hoc: tale procedura è richiesta sia ai professionisti e ai cittadini che alle altre parti coinvolte (dagli enti territoriali locali alle camere di commercio, dagli enti della riscossione alle agenzie fiscali). Una firma digitale valida e il possesso di un indirizzo di posta elettronica certificata rappresentano le due condizioni imprescindibili per poter intraprendere il contenzioso online.
Le parti processuali, grazie alla costituzione telematica, vengono messe nelle condizioni di effettuare il deposito di tutti gli atti processuali – inclusi i ricorsi – presso le Commissioni tributarie con modalità telematiche, ma anche di consultare tutti i provvedimenti prodotti dai giudici e tutti gli atti ottenendo l’accesso ai fascicoli processuali informatici delle controversie.
Il processo tributario telematico non è obbligatorio, ma costituisce solo una possibilità a disposizione dei ricorrenti, i quali – di conseguenza – se lo desiderano possono comunque mettere in atto le procedure classiche, presentando i vari documenti in formato cartaceo.
Per registrarsi al Sigit, è sufficiente recarsi sul sito http://www.giustiziatributaria.gov.it/, cioè il Portale della Giustizia tributaria, e seguire le istruzioni indicate.

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